Rethinking tourism

Perdite per il PIL globale pari a 2400 miliardi di euro nel 2020, e una stima di 3370 miliardi di euro nel 2021: sono sufficienti questi due dati, forniti dalla Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale del Turismo, per fotografare la gravità della crisi che ha colpito il comparto e tutta la filiera a causa della pandemia. Si tratta di cifre enormi e inedite: il 2020 è stato, per il turismo, un vero e proprio “anno zero” – e gli esperti non si attendono un ritorno ai livelli di entrate pre-Covid19 almeno fino al 2023. Tuttavia, l’avvio delle campagne di vaccinazione di massa in vari Paesi consente, agli host come ai clienti, di guardare al futuro con maggiore ottimismo.

Senza dubbio, il settore è stato il primo a subire le conseguenze della crisi pandemica – laddove i ripetuti lockdown, seguiti da periodi di limitazioni parziali agli spostamenti domestici e internazionali, hanno avuto un impatto immediato e drammatico sulla possibilità di viaggiare. Si è così verificato un effetto domino che ha, di fatto, immobilizzato tutti i player del Travel&Tourism e dell’indotto – a prescindere dalle posizioni sul mercato acquisite in precedenza e dalla loro dimensione. Un crollo tale da interrompere bruscamente una crescita che durava da dieci anni e che impone un attento ripensamento dell’industria turistica, partendo da un’accurata analisi delle tre componenti del sistema: domanda, mobilità, offerta.

Le quattro parole d’ordine che caratterizzano la domanda turistica post-pandemica sono: sicurezza, flessibilità, prossimità, sostenibilità. Slow turism, benessere fisico e psichico e la riscoperta di destinazioni più vicine, da raggiungere preferibilmente in automobile, sono solo alcuni dei fattori che hanno riscritto i paradigmi della mobilità. Inevitabilmente, dinanzi a un radicale cambiamento delle preferenze e delle abitudini di viaggio, anche le tipologie di comunicazione vanno ricalibrate.

Il digitale è – e sarà – fondamentale non solo per individuare nuovi touchpoint online e per creare innovative campagne di advertising utilizzando le innumerevoli funzioni offerte dai social network, ma anche per compiere un sostanziale upgrade dei sistemi informativi, siano essi finalizzati alla raccolta di dati o alla presentazione della proposta turistica. La pandemia, infatti, ha favorito la disintermediazione della domanda e dell’offerta, ponendo fine al monopolio delle Online Travel Agencies (OTA) e rilanciando le prenotazioni dirette tramite siti proprietari. Sarà proprio questo, unito a un booking engine efficiente, il punto di partenza di una digital strategy di successo.

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